thexxsoundboard:

The xx - Open eyes (Demo)

Open eyes is a demo we did whilst creating our new album, we just wanted to share it with you. xx The xx

http://wtrns.fr/25lHbR3PLaVyv0

2headedsnake:

duginart.com
Andrej Dugin

2headedsnake:

duginart.com

Andrej Dugin

(Fonte: beardad)

http://www.youtube.com/watch?v=T6cvYqxcNxw

Di notte, in bicicletta, Milano si rilassa. Ho appena finito di lavorare e sono le due e mezza passate. Sull’altro lato della strada c’è un portone a vetri e a tenerlo aperto c’è una signora vestita di nero, occhiali da sole neri, capelli raccolti in una coda, borsa. Fuma e sembra aspettare qualcuno che sta per arrivare. Mi fermo e ne accendo una anche io, che mi sembra di non fumare da ore. La vedo uscire dal portone, chiude e sembra che stia per andare. Finisce la sua sigaretta e ne accende subito un’altra, prende le chiavi e, aprendo, rientra nell’androne tenendo la porta aperta. Fuma come se avesse fretta. Io sono a metà della mia che lei già esce di nuovo, chiude, finisce la sua, la butta giù dal marciapiede, si guarda intorno, poco, ne accende un’altra e riapre il portone. E aspetta.

Finisco la mia e parto. A volte la luce dei lampioni o il colore dell’asfalto mi sembrano la luce dei lampioni o il colore dell’asfalto di altre città in cui sono stato, e per un attimo sogno che è lì che sono.  Passo vicino ad un gruppo fermo di ragazzini degli anni ’90 che parlano di amore, possibilità e serenità, ma il tempo di avere un brivido che già da un altro portone sbuca un quarantenne, si sistema i vestiti, forse sta uscendo. Dietro di lui, nel buio, mi sembra di vedere la luce di un telefonino.

In questa zona, quasi in centro, ci sono poche auto; in giro c’è gente in motorino, bicicletta, a piedi. Tra questi, altri lavoratori della notte: su alcuni si legge impietoso lo sguardo cupo e arrabbiato, altri sono indistintamente stanchi; ma su qualcuno si nota un sorriso, forse è già iniziato il giorno libero, forse stanno raggiungendo qualcuno che nel sonno sorriderà quando le loro labbra si sfioreranno.

I semafori sono tutti arancioni, lampeggiano quasi all’unisono, tranne qualcuno.  Faccio slalom tra le camionette per la pulizia delle strade, valuto l’ipotesi di usare l’Ipod, la scarto. L’acqua che gli spazzini usano per lavare, solleva l’odore che fa la pioggia. E non piove da giorni, fa caldo anche di notte.

Le prime auto mi sorpassano con facilità. Incontro un gruppo di turiste, straniere, giovani, stanche, forse ubriache, le saluto con una scampanellata pensando di rendere omaggio a quella loro notte di vacanze italiane, mi rispondono facendomi sentire come l’ennesimo maniaco che fa apprezzamenti più o meno leciti alle ragazze per strada. Io?

Altri semafori che non dicono niente. Lampeggiano. Tra poco inizia il viale di giorno trafficatissimo e ai cui lati ci sono solo condomini, palazzoni e traverse che portano lontano. Ci arrivo dopo aver affrontato un incrocio molto complicato al quale, dalla mia destra, arriva un’auto sportiva. Rallento, ma l’uomo, capelli grigi, magro, occhiali, si ferma e mi fa prego con la mano. Rispondo con una cenno della mia per ringraziare. Io vado dritto, lui gira alla sua destra. Io salgo sul marciapiede, lui ovviamente è sulla strada e giustamente mi supera per poi fermarsi poco più in là, dove c’è un passo carraio e tra lui e me non c’è la fila di auto parcheggiate. Quando passo sembra lì ad aspettarmi, sembra mi guardi, oppure sta controllando il numero civico da un minuto. Non mi sento affatto lusingato di questa cosa. Mi fa ridere, invece, ma solo dopo aver controllato che abbia capito che non sono interessato all’offerta.

Di notte si notano facilmente le finestre illuminate, che d’estate restano aperte su uno scorcio di umanità insonne. Si vedono pale di ventilatori, librerie, televisori accesi, fumatori affacciati. Il salotto, il soggiorno, la camera da letto.

Giro a sinistra e contromano percorro la strada di casa mia.

speleologia umana

Ho costruito una scala a pioli ridicola, recuperando pazientemente quello che mi resta dopo di te. Una scala per scendere giù, sotto e dentro.

Il legno è quello del mio letto, di un crocifisso, il manico di un martello, un mestolo da cucina, la porta della soffitta, qualche matita, canne di palude, la cornice dello specchio in corridoio, la spazzola di mia madre.

Ho inchiodato bene nuove attese alle assi del mio orgoglio e legato a doppio nodo le tue accuse con parole lunghissime, senza spazi né punteggiatura.

Ho rafforzato le giunture con la resina perché resistano ad un carico pari a tre volte il mio peso.

Ho calzato gli scarponi anti infortunio: due scarpe sinistre con stringhe strette come un corsetto.

Ho intrecciato una corda con lenzuola e tendini tesi, perché scendendo c’è il rischio di cadere:  potrei avere un malore, commettere una manovra errata, stancarmi e cedere.

L’ho annodata meticolosamente intorno alla vita e fra le gambe come fossi uno speleologo alla prima discesa in una grotta corrosa e solubile, ed ho fissato l’altro capo al saldo paletto dell’amor proprio.

Ho acceso la torcia sull’elmetto arancione, obbligatorio nei cantieri pericolosi, e l’ho indossato per non sentirmi dirmi: “Te l’avevo detto!”

Ho messo i guanti da lavoro e ho iniziato a scendere, stringendo i denti e nelle mani i montanti.

Quando sono già sotto il primo strato, strattono la corda, controllo che regga. Il cuore, impaziente!, è già sceso con una carrucola e incredulo resta a saggiare lo stato vuoto e possente.

Cosciente mi avvicino, continuando a scendere, per portargli la chiacchiera che già da un po’ si aggira nel resto del corpo. Lo raggiungo; “Piccolo!”, penso mentre lo raccolgo. Spengo la torcia e gli racconto…

Non ha più dubbi adesso che torno su, sopra e fuori: tu non ci sei più.

e se succede?

se succede che vomito se ti guardo

se succede che tremo se mi sei vicino

e se sudo mentre mi tocchi il ginocchio

se quando sento la tua voce mi si annebbia la vista

se succede che perdo il treno per aspettarti, o il sonno

allora stammi vicino, perchè sono sincero

we fail forever

è pur sempre un sottostare aspettare un tuo ritorno? o piuttosto un soddisfare un desiderio di sodomia fine a se stesso? se tu sapessi quanto oggi non t’amo ma al tempo stesso, seduto, ti attendo, sono sicuro non verresti.

stai leggendo una cazzata!

Figo l’iPhone

Hai l’iPhone? Allora puoi farmi un pompino mentre cerchi la mia canzone preferita su youtube!